29
Giugno
2021

Che cos’è il distretto del cuoio, cosa significa?

 

La pelletteria toscana 

 

Pelletteria e Toscana sono legate da anni di esperienze e competenze maturate e tramandate di mano in mano. L’artigianato della pelle ha avuto una lenta e capillare espansione in tutta la regione. 

Ma l’arte toscana della lavorazione del pellame ha origini molto antiche. Andiamo insieme a scoprire come è nata la pelletteria fiorentina e perché si è sviluppata proprio in questa zona chiama il distretto della cuoio

Dal Medioevo ai giorni nostri

Nel Medioevo si poteva sentire odore di pelle lungo tutta la riva del fiume Arno, a partire da Firenze fino ad arrivare a Pisa. 

Le operazione di concia della pelle erano conosciute in Toscana dai tempi degli Etruschi, ma la spinta vera e propria a questo settore avverrà al tempo del Medioevo, grazie soprattutto alle influenze della Repubblica pisana, (allora una delle quattro repubbliche marinare). 

L’arte della lavorazione del pellame trovò infatti la sua più grande espansione a Pisa, nel 1200. Perchè? Perchè Pisa era a quei tempi una città estremamente ricca di materie prime, soprattutto a causa delle abilità dei mercanti pisani che grazie al porto erano costantemente in contatto con Spagna, Sicilia e Sardegna. 

Da Pisa a Firenze. In seguito alla conquista di Pisa intorno al 1400 da parte del granducato fiorentino, le famiglie ricche gigliate capirono che il pellame era un settore che avrebbe potuto rendere molto. Per questo motivo i nobili fiorentini decisero di investire nelle industrie di pellami pisane, muovendole anche fisicamente dalla repubblica marinara a Firenze

La pelle a Firenze

La produzione, concia e lavorazione dei pellami a Firenze avveniva principalmente in una zona specifica della città, cioè nei piccoli vicoli che univano Piazza della Signoria e Piazza Santa Croce. Non è un caso infatti che in quella zona siano presenti vie dai nomi curiosi come ad esempio Via dei conciatori, o Via della Concia, in memoria appunto delle botteghe legate alla lavorazione dei pellami che si trovavano lì durante il Medioevo. 

Piano piano è andata sviluppandosi una zona piuttosto ampia all’interno della quale appunto si trovavano  gli artigiani specializzati nella lavorazione dei pellami. Questa area comprendeva Santa Croce, Fucecchio e Ponte a Egola. Questa zona è con il tempo diventa particolarmente importante in quanto si trova vicino al fiume Arno, il che significa, qualità delle acque utilizzate per la lavorazione e produzione della materia prima, e semplicità nel trasporto dei materiali. 

L’industria del pellame ha rappresentato uno dei pochi settori in grado di rimanere in piedi in seguito alla grave crisi che avvenne nel 1600. 

La pelle oggi

Al giorno d’oggi il pellame continua ad essere un campo molto fruttifero per la Toscana. Sia per l’altissima qualità dei materiali impiegati, sia per le elevate capacità manifatturiere degli artigiani toscani capaci di realizzare vere e proprie opere d’arte con le loro mani esperte. 

Il distretto del cuoio toscano influisce del 28% sul totale della lavorazione della pelle italiana

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21
Giugno
2021

Le cinture da uomo, un mondo da scoprire e comprendere

 

L’universo delle cinture maschili è più ampio di quanto si pensi, infatti esistono varie tipologie di questo accessorio. Intanto facciamo una distinzione principale fra due macro categorie. 

Cinture da uomo formali e sportive

Le cinture sportive. 

Le cinture sportive sono di norma contraddistinte da una fibbia piuttosto larga, inoltre sono più alte, (si va dai 3,8 ai 4,5 cm., più una cintura è alta più risulterà informale), e solitamente sono realizzate in pelle opaca e ruvida. Quando il pellame è caratterizzato da queste particolarità è perchè vengono impiegati gli strati più esterni del materiale nella sua produzione. 

Le cinture formali. 

La cintura formale si riconosce principalmente dalla sua fibbia. Di norma, la fibbia della cintura formale è di classe, fine, elegante e quadrata, dalle dimensioni più ridotte rispetto a quella sportiva. 

Il cinturino della cintura formale non supera mai i 4cm, e la pelle o comunque il materiale impiegato è caratterizzato da un aspetto lucido e al tatto molto soffice. 

Solitamente le cinture formali sono prodotte in pelle, quelle più prestigiose in pelle pieno fiore

Le tonalità più diffuse di cinture formali sono il marrone e il nero, ma è possibile acquistarne anche blu notte e grigio, tutti colori facilmente abbinabili e molto sobrii. 

Qual è la cintura più giusta?

Non tutte le cinture sono adatte alle diverse fisicità quindi è bene sapere qual è quella che si addice di più al proprio fisico prima di procedere all’acquisto. 

Per capire se la cintura che utilizzi di solito è quella giusta per te, dovrai prendere un metro e calcolare quanto è la distanza dal foro più usato e il termine della fibbia. La misura che uscirà risulterà essere la misura del tuo girovita. A questa misura dovrai aggiungere indicativamente 15 cm, e così saprai qual è la tua misura corretta per acquistare una cintura che si adatti perfettamente al tuo fisico. 

Una curiosità riguardo le cinture è quello che il galateo dice in riferimento a quest’ultime. Infatti secondo il galateo, non si dovrebbe utilizzare un foro a caso, ma la cintura maschile deve essere allacciata sempre al terzo foro cioè quello centrale. 

L’evergreen delle cinture da uomo

Le cinture che un uomo deve avere assolutamente nel suo armadio sono indicativamente di tre tipi: 

  • Cintura casual chic: la cintura adatta per i jeans. Questo accessorio di norma deve essere alto all’incirca 4 cm, ed è in colori scuri o comunque molto sobri, in cuoio in suede oppure in pelle. Essendo una cintura tendenzialmente sportiva e adatta per tutti i giorni, si potrà optare anche per cinture testurizzate o comunque decorate. La fibbia sarà sicuramente più grande rispetto a quelle delle cinture formali e magari anche di forme diverse da quella quadrata; 
  • Cintura formale da sera: la cintura formale come suddetto non deve superare i 4 cm di altezza. La cintura formale no è decorata ma semplice, sobria, lucida e in colori scuri o nero o marrone. Anche la fibbia deve essere piccola, non deve dar troppo nell’occhio e di forma rettangolare; 
  • Cintura intrecciata: la cintura intrecciata è un evergreen della stagione estiva, e anch’essa non deve superare i 5 cm di altezza. Essendo appunto una cintura estiva può anche essere di colori più chiari, tipo crema, panna, o beige, l’importante è che si abbini ai vostri outfit perfettamente. 

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14
Giugno
2021

Storia e sviluppo del marsupio, un accessorio sempre di moda.

 

Amato, odiato, sorpassato e poi risorto. Il marsupio è uno di quegli accessori che maggiormente fa parlare di sè in quanto divide nettamente la sua platea. C’è, infatti, chi lo trova indispensabile e decisamente cool e chi, al contrario, lo detesta considerandolo scomodo ed esteticamente non piacevole. Questa borsa dal nome curioso, però, ha una storia di tutto rispetto e la sua origine è da rintracciarsi nell’era primitiva quando i nostri antenati, prima di partire per la caccia, chiedevano alle proprie signore di applicare delle tasche alle proprie cinture. L’obiettivo non era certo quello di essere alla moda ma semplicemente di poter trasportare con maggiore semplicità tutti gli utensili, come coltelli, bastoni o lame, che sarebbero potuti occorrere per cacciare gli animali.

Le origini del marsupio

Ma da dove nasce il nome marsupio? Il marsupio, per antonomasia, è la sacca del canguro, un vero e proprio contenitore che in natura serve ai marsupiali per inserire e portare con sé la propria prole.

Insomma, il marsupio dei canguri potrebbe essere definito, senza alcuna difficoltà, la prima forma di borsa esistita nel mondo e l’unica che esiste in natura. Facendo un passo avanti, notiamo che il marsupio era presente anche tra i Nativi Americani che ne usavano versioni in pelle di bufalo e lo preferivano alle tradizionali tasche cucite sui vestiti.

Addirittura, osservando cosa ci propone l’arte, un marsupio è presente anche in un dipinto del 1416 ad opera dei fratelli Limbourg dove viene ripreso un nobile nell’atto di nascondere, nel proprio marsupio, quanto furtivamente sottratto durante un banchetto luculliano, in una festa di corte medievale. Ma non è finita qui. Questa borsa dalla particolare forma arriva ben presto fino in Scozia dove verrà utilizzato come accessorio elegante fino a raggiungere l’abbigliamento formale e ufficiale dei clan scozzesi. Questi ultimi, però, prediligevano, considerate le rigide temperature, indossare i marsupi in una versione impreziosita da folta pelliccia.

Del 1991, in Italia nelle vicinanze delle Alpi Venoste, è invece il ritrovamento, ad opera di due turisti austriaci, di una mummia corredata di un marsupio, chiamata poi l’uomo del Similaun, risalente al 3300 a.c.

Per noi abitanti del “Bel Paese” marsupio era e marsupio è ma negli anni tanti altri sono stati i nomi dati alla celebre borsa: in America venne chiamato “Fanny pack” mentre in Inghilterra, invece, era il “bum bag“. Il riferimento comune era il sedere dove, inizialmente veniva posizionata la maxi tasca. E mentre in Italia si faceva riferimento alla natura e al mondo animale, i francesi lo battezzarono con il nome “banana bag”.

I primi utilizzi del marsupio

Come tutti gli accessori, la sua funzione, inizialmente, era puramente pratica ed ignorava qualsiasi minimo accento modaiolo.

Negli anni 80, infatti, veniva utilizzato dalla classe operaia come borsa porta strumenti di lavoro. In un primo momento il marsupio veniva sistemato sotto la schiena ma, dopo ripetuti episodi di furti, si decise di cominciare ad indossarlo sul davanti. Si trattava, dunque, di uno strumento di lavoro, a cui ricorrevano soprattutto coloro che lavoravano in fabbrica. 

La prima persona che ruppe questa consuetudine, decidendo di utilizzare il marsupio come semplice accessorio, fu il celebre Bruce Springsteen. Quel momento rappresenta un grande esordio per il marsupio che dalle fabbriche polverose arrivò ad essere esibito in tutto il mondo, durante gli affollatissimi concerti internazionali della star statunitense. 

Sono gli stessi anni in cui, inoltre, il marsupio viene consacrato come accessorio d’eccezione dei rapper mondiali. Negli Anni 90, invece, a notare la borsa marsupio furono gli atleti che iniziarono a utilizzarlo durante le proprie maratone o, anche più semplicemente, corsette al parco. Tante sono le immagini di ragazzi e ragazze di quegli anni che, durante le loro prestazioni sportive, sfoggiano marsupi sempre più colorati.

Dello stesso periodo storico, infatti, sono anche le fotografie che apparvero su tutti i rotocalchi e che avevano come protagonisti nomi del calibro di Bill Clinton e Lady Diana in compagnia, ovviamente, delle loro borse marsupio. Dopo quegli anni, però, sembrava che fosse tramontato il periodo “marsupiale”. Il silenzio, infatti, calò sul marsupio per circa vent’anni prima del suo inaspettato ritorno ad opera delle più grandi case di moda come Chanel, Saint Laurent, Prada e Balenciaga.

Il marsupio oggi

Oggi il marsupio è tornato alla ribalta, seppure in dimensioni ridotte e portato spesso al petto o, se si è poco longilinei, appoggiato sulla spalla come insegnano le icone della moda Rosie Huntington-Whiteley e ASAP Rocky ma anche le sorelle Hadid e delle Kardashian. Insomma, è ufficiale, il marsupio degli anni ’90 è tornato a splendere sulle passerelle di tutto il mondo.

La celebre borsa venne proposta in vernice rossa, in pelle opaca ma anche in nylon nero con comode e numerose tasche senza tralasciare la classica versione sportiva in colori accesi e sgargianti fino ad arrivare ad una rivisitazione più aggressiva con borchie piatte e catene di metallo.

Insomma, complici nomi di grandi brand come Louis Vuitton e Gucci, diverse tipologie di marsupi hanno iniziato a invadere le passerelle di numerose sfilate, riscuotendo subito un grande successo. Non solo nostalgici ma anche giovanissimi hanno subito sposato gli abbinamenti proposti dalla moda, portando il marsupio a essere uno degli indiscutibili top trend fashion. Che si tratti di un look estremamente casual, elegante o sportivo, il marsupio sembra riuscire sempre a trovare una giusta collocazione, anche e, soprattutto, quando si decide di giocare con i colori o, semplicemente, di spezzare con una nota di luce su un evergreen come il total black. La conferma che le mode sono come i grandi amori, possono fare dei giri immensi ma poi ritornano. Sempre.

 

7
Giugno
2021

Nascita, caratteristiche ed origine della cintura.

 

Le origini della cintura: dall’età della pietra all’epoca romana

Ognuno di noi ha indossato e sa a cosa serve una cintura, quello che in molti però non sanno è la storia di questo straordinario prodotto simbolo del made in italy.

Le prime, primitive, forme di cintura affondano le loro radici moltissimi anni fa, più precisamente del neolitico. Nato come accessorio per stringere la vita, la cintura è uno dei primi capi con una valenza non solo pratica, ma anche sociale e religiosa. Nelle civiltà precedenti all’epoca romana questo accessorio si afferma infatti come un capo di abbigliamento con una funzione di definizione di ceti e classi sociali. Su di essa potevano essere applicati gli accessori o gli strumenti utili al proprio mestiere, spada se si era soldati o attrezzi se si era artigiani.

Il pregio del materiale e la lavorazione della fibbia, rispecchiavano invece la ricchezza ed il benessere di chi la indossava.

Questo modo di intendere la cintura si afferma nella cultura romana, infatti durante tale periodo storico questo capo prende nomi differenti in base al valore sociale. Cingulum era il nome per la cintura usata dai civili, mentre balteus era il nome riservato a quella dei soldati. L’assenza totale di questo accessorio indicava lo status di schiavi. Solitamente le fibbie erano riccamente decorate e richiamavano soggetti della mitologia e della religione.

Ancora oggi la religione e le cinture hanno un legame molto forte. Tutte le religioni, conservano tracce di cinture o almeno di cordoni, impiegati nelle cerimonie sacre e all’abbellimento dell’abbigliamento del sacerdote. Ancora oggi il cingolo è parte integrante del vestiario del prete cattolico. Anche i frati utilizzano ancora un cordone da legare in vita, in modo da stringere il saio. Nonostante a partire dal XV secolo la cintura si svesta del suo significato religioso alcune di queste abitudini non si sono del tutto disperse, numerosi popoli primitivi usano ancora cinture per cercare di prevenire e curare malattie.

La storia di questo indumento è quindi più antica e importante di quanto si pensa, poichè elemento importantissimo di antiche culture come quella egizia, greca, ebraica e romana.

Medioevo e rinascimento: cintura anche per le donne

Durante il Medioevo la cintura perde la sua connotazione sociale, mantenendo però il suo ruolo di accessorio che comunque continua a distinguere la ricchezza di chi la indossa. Proprio in questo periodo, a Firenze, numerose botteghe della pelle si cimentano nella produzione di cinture, dando inizio a una tradizione leggendaria che ancora oggi è il fiore all’occhiello del capoluogo toscano.

La principale novità del Medioevo è però che questo indumento, una volta riservato solamente ad un pubblico strettamente maschile, comincia a essere indossato anche dalle signore dell’epoca. La moda di indossare bustini e corpetti lascia spazio ad ampie tuniche più comode, richiedenti appunto una cinta in grado cingere la vita. Tale indumento diventa quindi un simbolo di raffinatezza anche per le donne, come risulta da numerose tele dell’epoca dove frequentemente la cintura risalta all’occhio più del resto dell’abbigliamento. 

Questa novità manteneva comunque elementi pratici tipici del passato, la fibbia infatti divenne ben presto sempre più diffusa, per via della sua praticità. Le donne che utilizzavano la cintura erano solite direzionare la fibbia verso sinistra, mentre gli uomini la portavano a destra. Anche quest’ultima usanza affonda le sue radici nel passato, poichè si trattava di una pratica soluzione riservata ai soldati, di solito destrorsi, in modo che in combattimento potevano estrarre senza difficoltà la spada, che solitamente pendeva dal fianco sinistro.

Dal XVIII secolo ad oggi: la cintura diventa un capo iconico

Negli anni successivi la cintura torna al suo antico scopo: distinguere i militari dai civili. I primi indossano cinture funzionali e strettamente legate alla propria uniforme, mentre i secondi portano questo accessorio in maniera libera, a diverse altezze e perché no agganciate a delle bretelle, rendendola di fatto il capo simbolo di stile ed eleganza che è adesso.

Al giorno d’oggi tale capo d’abbigliamento si è definitivamente consacrato come accessorio indispensabile per look femminili e maschili, sia eleganti sia casual, poiché ormai disponibile in moltissime varianti e stili.

Quando si sceglie di acquistare un prodotto del genere, bisogna tenere però conto della manifattura del prodotto e, senza dubbio qualora si scegliesse di acquistare una cintura di grande qualità la prima scelta sarebbe sicuramente una cintura in pelle made in Italy.

L’azienda leader del settore è Florence leather market, una piattaforma di acquisto e-commerce dove è possibile trovare i migliori prodotti di pelletteria come: valigie, borse, tracolle, portafogli e ovviamente cinture.

Registrandoti nel suddetto sito sarà possibile accedere alle esclusive promozioni e acquistare i prodotti desiderati, stando sicuri di comprare pellame trattato dai migliori artigiani fiorentini.

28
Maggio
2021

Tecniche e pregi della concia vegetale.

La concia vegetale è un processo di lavorazione della pelle basato sull’utilizzo di tannini naturali, macchinari all’avanguardia ma soprattutto un lento trascorrere del tempo di conservazione.

Tradizione e Innovazione

La concia al vegetale è un sistema di produzione delle pelli artigianali, tramandata di generazione in generazione combinando le ricette di colorazione con l’innovazione tecnologica. 

La trasformazione di pelle grezza in pellame lavorato e pronto alla produzione è una lavorazione che avviene tramite bottali di legno per conferire un materiale durevole ed aspetto pregiato, nel rispetto dell’ambiente. 

Per approfondimenti circa l’argomento della conciatura e la sua storia, clicca qui

Metodo e strumenti

Tra le varie tipologie di metodo di concia, la concia vegetale è quella più classica e tradizionale per dare delle caratteristiche peculiari alla pelle come comfort, look e versatilità. 

Le materie prime utilizzate si possono trovare sotto forma di estratti di piante, frutta, legno e polveri per realizzare degli articoli di facile riciclaggio grazie all’etica del sostenibile che vi è dietro. 

La pelle conciata al vegetale regala all’accessorio una colorazione calda, unica nel suo genere, che riaffiora in superficie con l’utilizzo e cambia nel tempo, in meglio. 

Cosa sono i tannini?

I tannini sono degli agenti usati nella concia, ricavati in natura da fiori e cortecce di alberi. Questi è possibile trovarli, come già anticipato, in forma liquida e polvere per dare un tocco di unicità al prodotto.

Il meccanismo che lega il materiale alla pelle è totalmente diverso dalla conciatura al cromo, perché nella conciatura vegetale il collagene principale segue un meccanismo idrogeno. 

Le lavorazioni possono essere suddivise in due processi produttivi, uno a umido e l’altro a secco: la prima lavorazione comprende delle fasi ad acqua, mentre la seconda include fasi di asciugatura e rifinizione.

Il processo ad acqua è un lavoro tramandato per tradizione quando la pelle veniva rinvenuta nel corso del fiume per inumidirla e prepararla alla lucidatura, depilazione, calcinaio e decalcinazione, scarnatura e piclaggio. 

Dopodiché la concia ha inizio con un determinato periodo di tempo di conservazione all’interno del bottale per ingrassarlo con eventuali coloranti, poi asciugare la pelle e rifinirla. 

Una volta essiccato il pellame ha solo bisogno di alcuni ultimi passaggi di rifinitura per ammorbidirsi e stirarsi, poi può essere immediatamente utilizzato per la realizzazione di prodotti finiti.

Florence Leather Market si avvale dei migliori meccanismi di concia per garantire al prodotto un aspetto artigianale, sano, vivo ed ecologico.