28
Luglio
2021

Come abbinare e indossare una cintura in pelle

 

Ad ognuno la sua cintura  

La cintura in pelle Made in Italy è un accessorio senza tempo che può essere abbinato a qualsiasi look. 

Per scegliere il modello più adatto a te presta attenzione a:

– Taglia: per essere sicuro che sia corretta misura il tuo girovita nel punto in cui di solito porti la cintura, in alternativa puoi basarti sulla taglia dei tuoi pantaloni (questa opzione è meno sicura perché spesso non c’è corrispondenza tra le taglie delle varie nazioni). Se possiedi già una cintura ma non conosci la sua taglia misura la distanza tra il foro più usato e la fine della fibbia. Il numero risultante sarà quello del tuo girovita a cui devi aggiungere circa 15 cm;

– Altezza: può variare dai 30 ai 40 mm. La norma prevede che più una cintura è alta più è adatta per un look casual o sportivo;

– Allacciatura: solitamente le cinture hanno 5 fori. Per fare in modo che la cintura sia perfettamente allineata e la fibbia sia nel centro dei pantaloni ti consigliamo di utilizzare il terzo foro.

Le nostre cinture sono manifatture Made in Italy realizzate artigianalmente e sono degli accessori in pelle irrinunciabili per completare e valorizzare qualsiasi look.

Cintura Si o Cintura No

Se sei indeciso se indossare o meno la cintura, presta attenzione ai dettagli dell’abito: i pantaloni hanno i passanti? Dovrai indossare la camicia dentro i pantaloni? In questi casi la cintura è d’obbligo.

Per rendere il tuo look più sofisticato puoi abbinare il colore della pelle della cintura a quello delle scarpe, mentre la fibbia può essere abbinata al colore degli accessori.

Tendenzialmente il ton-sur-ton è la scelta migliore, ma ricorda che invece, nel caso di look informali e casual, puoi ottenere un bell’effetto giocando con i contrasti ed utilizzare cinture di pellami differenti, come ad esempio vacchetta o pelle nappata.

La cintura, ovviamente, non è un accessorio solo maschile ma può essere utilizzata anche da un pubblico femminile e non solo con i pantaloni. Per esempio, con un abito lungo e morbido al fine di valorizzare il punto vita; di un colore particolare a contrasto con un total look monocromatico, per vivacizzarlo; ma anche come finitura di capispalla, cardigan o kimono.

Consiglio: rendi il tuo outfit ancora più particolare, interessante, glamour, scegliendo una borsa che può essere in abbinamento o in contrasto con i colori del tuo look.

Sul nostro shop online troverai una vastissima gamma di cinture, borse, valigette e accessori (portafogli, tracolle etc) in vera pelle di artigianato italiano adatti a tutte le esigenze.

Cinture must-have

Le cinture che devi avere assolutamente nel tuo guardaroba sono due:

Per abito da sera e occasioni formali – cintura larga meno di 4 cm con fibbia piccola e liscia (oro o argento), di pelle lucida nera o marrone, semplice e non decorata.

Per occasioni informali e tempo libero – cintura larga circa 4 cm con fibbia di grandi dimensioni, di pelle naturale o opaca color cuoio, marrone o blu, può essere decorata. È l’accessorio perfetto per i jeans.

Per i look femminili valgono le regole sopra descritte tenendo conto che c’è una maggiore varietà di altezze per rendere la cintura ancora più versatile ed abbinabile a diversi capi d’abbigliamento.

Perchè scegliere una cintura in pelle

Una cintura in pelle è un investimento, soprattutto se di artigianato Made in Italy: è molto robusta, non si screpola e non si lacera; è elastica e con l’utilizzo si ammorbidisce adattandosi sempre meglio alla tua fisicità, inoltre resiste in maniera ottimale ad ogni temperatura.

Se ben conservata è un accessorio “eterno” e senza tempo.

21
Luglio
2021

Tutte le tecniche di colorazione dei pellami

 

Quando si acquista una cintura, un portafoglio, una borsa o altro accessorio in pelle è molto importante verificare non solo la presenza del logo made in Italy, ma anche la qualità complessiva della manifattura e la maniera in cui è stato rifinito. A questo riguardo è bene ricordare che nel corso del tempo le tecniche riguardanti la colorazione dei pellami hanno subito profonde trasformazioni. I nuovi metodi vengono eseguiti da esperti artigiani all’interno delle concerie e assicurano durevolezza nel tempo. Ecco quali sono i sistemi più diffusi che vengono eseguiti con tinte di origine naturale o sintetica.

Tintura a spruzzo e in bottale

La pelle può assumere varie colorazioni anche grazie all’uso di un macchinario equipaggiato con pistole rotanti che erogano la tinta sull’accessorio. Si parla in questo caso di tinteggiatura a spruzzo, molto apprezzata dalle aziende specializzate nella produzione di oggetti in pelle perché consente di ottenere risultati impeccabili in poco tempo, riducendo allo stesso tempo il ricorso alla manodopera. Diversa è invece la tecnica a bottale, che prevede l’immersione dell’accessorio in pelle all’interno di recipienti che ruotano e che contengono una soluzione a base di acqua e colore. Il recipiente viene poi riscaldato fino in modo che il liquido all’interno possa raggiungere una temperatura di circa 60°C così che possa distribuirsi in modo omogeneo sul manufatto.

Tintura a tampone su tavolo

Le tecniche di colorazione made in Italy comprendono anche la colorazione a tampone, altrimenti nota come a spazzolo, che trova maggiormente applicazione in caso di pelletteria che viene conciata al tannino oppure all’allume. Per eseguire questo tipo di procedimento è necessario disporre di un tavolo con un piano convesso realizzato in rame. L’accessorio in pelle viene poi adagiato sul piano e colorato attentamente dall’esperto artigiano, grazie all’uso di una spazzola in crine che viene precedentemente immersa nella tintura.

Questa tecnica, a differenza della tintura a spruzzo e in bottale, richiede comunque tempi più lunghi, oltre all’impiego di manodopera altamente specializzata.

Tintura della pelle con l’uso di coloranti naturali

Una valigetta, borsa o tracolla, così come tanti altri oggetti in pelle, oggi vengono spesso colorati con tinte di origine naturale, specialmente derivate dal campeggio. Si tratta di un legno che tende al rosso scuro, assai diffuso nell’America meridionale, ma anche in altri paesi come ad esempio Inghilterra e Spagna.

Le caratteristiche di questo legno sono da ricercare proprio nei suoi principi attivi che, quanto estratti e lasciati riposare per il tempo necessario, formano ematine, ovvero dei cristalli dal caratteristico colore giallo chiaro. Quando questa sostanza viene abbinata con ossidi metallici genera differenti tonalità, che possono essere tendenti al blu scuro, oltre che nere e rosse.

La pelle tuttavia non viene solo tinta con il campeggio, ma anche con altri legni che racchiudono estratti coloranti. Il sandalo, ad esempio, serve per conferire al manufatto un colore rosso intenso, mentre il legno di fustello conferisce una tinta gialla.

Altri colori naturali usati per lavorare la pelletteria

Le tinte naturali non sono solo quelle che derivano dal legno, ma includono anche speciali lacche chiamate tanniche, che vengono maggiormente impiegate per colorare il fondo dell’accessorio in pelle. Questo genere di lacche si ottiene estraendo i tannini che sono presenti nelle piante. Più nello specifico, viene maggiormente impiegata la pianta di somacco, molto versatile perché offre vari sali, come quelli di alluminio, piombo e antimonio che danno rispettivamente una colorazione verde, nocciola e gialla. Questa pianta consente persino di colorare la pelle di viola, giallo bruno e nero, perché contiene anche sali di titanio, rame e ferro.

Tinte artificiali per la colorazione della pelle

Negli ultimi anni hanno preso piede anche i colori artificiali o sintetici per colorare la pelle. Rispetto a quelli naturali offrono grandi vantaggi perché permettono di portare a termine le lavorazioni in tempi molto rapidi. Queste tinte, inoltre, si rivelano particolarmente intense e durevoli nel tempo.

Chiamate aniline, queste colorazioni non naturali possono essere acide o basiche. Nel primo caso sono maggiormente indicati per produrre oggetti in cuoio conciato al cromo. I colori basici, invece, vengono impiegati sulla pelletteria conciata al tannino, ovvero vegetale.

Pelletteria made in italy di qualità

Alla luce di quanto spiegato si comprende bene come la colorazione dei pellami si rivela un’operazione abbastanza complessa e impegnativa, che può essere eseguita solo da artigiani che hanno acquisito una certa competenza. Diversamente i risultati che si ottengono non possono essere resistenti, all’altezza delle aspettative e soprattutto a regola d’arte. Ecco perché in fase di acquisto degli accessori in pelle è importante affidarsi a rivenditori seri, altamente specializzati nella lavorazione della pelle e del cuoio.

Il negozio online Florence Leather Market impiega solo materiali di prima scelta, che vengono conciati, colorati e lavorati in Italia, da destinare alla vendita non solo all’interno dei confini nazionali, ma in tutte le parti del mondo. Scorrendo le vetrine di Florence Leather Market sarà possibile acquistare la cintura, il portafoglio, la valigetta, la tracolla o la borsa sempre desiderati approfittando dei prezzi competitivi e delle numerose promozioni periodiche.

Ogni prodotto è un vero e proprio gioiello di artigianato, creato grazie alle migliori tecniche, in maniera sostenibile e nel pieno rispetto dell’ambiente. La

manifattura di Florence Leather Market si distingue ed è pensata per resistere al cambiamento continuo delle mode. Grazie all’ampio assortimento di accessori in pelle, disponibili in colorazioni e modelli sempre differenti, sarà facile trovare quello che possa fare al proprio caso.

 

14
Luglio
2021

La storia della pelletteria italiana, origini e sviluppo

 

Il Made in Italy è sinonimo di sicurezza e qualità in tutto il mondo e la pelletteria è uno dei settori in cui eccelle maggiormente. Borse, valigie, guanti e accessori in cuoio sono sinonimo di tradizione ed esclusività della nostra industria manifatturiera.

L’Italia è leader non solo nella produzione del pellame, ma anche nella realizzazione di prodotti finali di alto pregio.

Come è nato il settore della pelletteria

Fin dalla preistoria l’uomo ha utilizzato le pelli degli animali cacciati per coprirsi, ma data la natura biologica del mezzo esso tendeva a decomporsi e marcire in breve tempo. Prima con l’essiccazione e in seguito con dei veri e propri processi chimici nati dalla ripetizione e dalla sperimentazione, nacque il processo di concia che si è sviluppato fino ad oggi con l’introduzione di metodi più sicuri e sofisticati.

I primi passi verso lo sviluppo di un processo chimico-fisico che migliorasse la qualità, la durata e la resistenza della pelle avvennero quasi per caso, notando come essiccazione e affumicatura allungavano la durata della pelle subito dopo averla rimossa dall’animale. 

Visto che a seguito di ciò essa rimaneva dura e secca, pensarono di aggiungere dei grassi di origine animale e vegetale per ammorbidirla e renderla modellabile.

La ricerca di metodi sempre più efficaci per combatterne la putrefazione portò a sviluppare il primo metodo vero e proprio di concia al vegetale, che consisteva nell’immergere le pelli in delle grandi vasche piene di acqua, corteccia, foglie, bacche. Le prime fonti scritte riguardo questi metodi di concia risalgono al tredicesimo secolo avanti Cristo e, nonostante ci furono degli sviluppi nelle tecniche utilizzate, artigiani e pellai continuarono ad utilizzare metodi molto simili fino alla fine del diciannovesimo secolo, lavorando in piccole botteghe con un procedimento perlopiù artigianale.

La nascita della concia al cromo, il cui brevetto risale al 1910, fu un importante spartiacque, portando la produzione ad un livello industriale. L’utilizzo del cromo trivalente consente di effettuare lo stesso processo per qualsiasi tipo di pellame, automatizzando di fatto tutti i procedimenti.

Attualmente tutto il trattamento del cuoio viene svolto all’interno di grandi aziende che possono sostenere i costi per la realizzazione dei complessi passaggi che lo compongono, ma mantenendo i prezzi più bassi possibile.

In Italia le concerie si distribuiscono in distretti industriali, tra cui spiccano il Distretto del Cuoio di Santa Croce sull’Arno, il Distretto della pelle in Veneto, il Distretto campano e quello lombardo. L’industria conciaria esporta il 73% della sua produzione all’estero e, qualitativamente parlando, è valutata come la più valida al mondo.

La pelletteria in Italia

Negli anni l’Italia ha sempre mantenuto lo status come miglior produttore di prodotti relativi alla lavorazione della pelle. Che si tratti della materia prima o del prodotto finito, la tradizione conciaria e manifatturiera del nostro paese non ha eguali in questo settore.

Inizialmente si utilizzavano indumenti ed accessori in pelle come unica fonte di protezione contro il freddo, ma nel tempo, data la natura resistente e comoda, il cuoio venne impiegato anche in ambito militare per la realizzazione di armature.

Attorno al dodicesimo secolo la produzione divenne tale da consentire la realizzazione di abbigliamento pregiato, che scatenò una grande richiesta da parte delle classi sociali più alte. Le nuove rotte commerciali portarono alla diffusione del sapere tra diverse culture e la concia divenne via via più efficace e diversificata. Già nel 1200 a Firenze venne istituita la Corporazione di Cuoiai e Galinai, che oltre a riunire tutti gli artigiani che si occupavano della trasformazione della pelle, obbligava a sottostare a dei regimi tali da garantire una qualità produttiva eccelsa.

Da elemento dedicato solo agli strati sociali più elevati, già nel sedicesimo secolo divenne un materiale di uso comune per la realizzazione di accessori. In poco tempo la comodità e la praticità lasciarono poi il posto al lusso e all’eleganza, unendo all’uso comune la ricerca della bellezza estetica.

Il termine pelletteria nacque nel 1835 a seguito della realizzazione del primo portafoglio e da qui l’industria iniziò la sua espansione vera e propria. Firenze, il più grande distretto italiano, così come tutta la zona attraversata dall’Arno, ebbe la possibilità di svilupparsi sino ai livelli attuali proprio grazie alla presenza delle acque fluviali. Infine nel ventesimo secolo si arrivò a ciò che è ora il settore manifatturiero del cuoio, con lo sviluppo delle ultime tecnologie e la creazione dei vari distretti che caratterizzano la produzione industriale italiana.

La presenza di questi grandi centri produttivi, unita alla sapienza di artigiani e stilisti, ha fatto della pelletteria uno dei settori più apprezzati e riconosciuti in tutto il mondo. I suoi millenni di storia e sviluppo hanno portato il trattamento degli scarti derivanti dall’allevamento a diventare una vera e propria forma d’arte che da lavoro a 1200 aziende e rappresenta circa il 22% della produzione conciaria mondiale.

Gli artigiani che ogni giorno lavorano la pelle, per realizzare dei prodotti finali dalla qualità altissima, sono tra i principali responsabili del grande successo che la manifattura italiana ha in tutto il mondo. Le sapienti lavorazioni e la grande cura per i dettagli impiegata dai nostri professionisti è motivo di vanto e segno di riconoscimento nei confronti una tradizione sempre alla ricerca dell’eccellenza.

7
Luglio
2021

Come si sviluppa esattamente il procedimento di concia della pelle?

 

 

L’industria conciaria è una delle eccellenze made in Italy più apprezzate in tutto il mondo. La concia è la lavorazione che sfrutta la pelle, solitamente di animali allevati a scopo alimentare quali bovini, ovini, suini, rendendola più morbida, gradevole al tatto e resistente. Attualmente la concia è un processo svolto da aziende di medie e grandi dimensioni, che possono assicurare un prodotto finale di qualità ad un costo accessibile, grazie anche agli sviluppi tecnologici che hanno automatizzato parte della lavorazione.

L’intero procedimento è necessario non solo per fini estetici, ma anche per assicurare che la pelle, data la sua natura organica, non vada incontro a decomposizione e possa mantenere a lungo le proprie caratteristiche.

Come avviene la concia della pelle

Non tutti i processi avvengono allo stesso modo e la linea produttiva da impiegare viene scelta basandosi su quello che è il prodotto finale desiderato. In generale l’intera concia è divisibile in tre grandi fasi, ognuna delle quali è composta da vari processi intermedi.

Le tre fasi principali sono: Lavorazioni di riviera, Concia, Rifinizione.

Separata la pelle dell’animale, essa viene conservata evitando che marcisca ed in seguito spedita alla conceria dove avviene il Rinverdimento: con questo metodo viene reintegrata la naturale umidità della pelle, persa durante il periodo di stoccaggio e spedizione.

Il Calcinaio (nome che deriva dall’utilizzo di idrossido di calce) è il processo che prepara la pelle all’assorbimento degli agenti concianti e la Depilazione ne prevede la rimozione dei peli, entrambi avvengono per via chimica e sono seguiti (nel caso di pelli molto spesse) dalla Spaccatura, che divide la pelle in più strati tramite un’azione meccanica. La Scarnitura si occupa in seguito di rimuovere i residui di grasso in eccesso ed i tessuti sottocutanei rimasti a seguito della scuoiatura dell’animale, questo processo termina le Lavorazioni di riviera.

La Decalcinazione elimina la calce rimasta attaccata alle fibre della pelle e, grazie agli acidi usati nel processo, ne abbassa il pH contrastando l’aumento derivante dall’idrossido di calce. La Macerazione ne completa il lavoro, rilassando le fibre così da prepararle all’assorbimento delle sostanze concianti. Il Piclaggio utilizza acidi che riducono ulteriormente il pH a 4 e bloccano la decomposizione.

Infine la Concia vera e propria può avvenire utilizzando cromo trivalente o sostanze vegetali (settore in cui il Polo Conciario Toscano è tra i più apprezzati) ed ha lo scopo di rendere il cuoio più resistente, flessibile, impermeabile e traspirante.

La pelle viene poi pressata per rimuovere l’acqua in eccesso e viene riconciata nuovamente per conferire il grado di morbidezza desiderato, spesso ad essa si aggiungono dei coloranti per tingere il pellame. Le modalità con cui avvengono concia e riconcia sono tra i principali fattori che ne determinano la qualità finale. Grazie all’aggiunta di oli e grassi si procede poi all’Ingrasso, che serve a conservare a lungo la morbidezza del cuoio e lo rende più idrofobico e resistente.

Dato l’alto contenuto di acqua, il pellame deve essere poi asciugato e, una rivolta rimossa l’umidità in eccesso, esso apparirà secco e rigido. Per ovviare a ciò viene fatto passare all’interno di rulli dalla superficie ondulata che “massaggiano” e distendono le fibre, ammorbidendole: questo processo, detto Palissonatura, è particolarmente indicato per quei pellami che verranno utilizzati per accessori, guanti, cinture, la cui lavorazione richiede anche un certo grado di flessibilità. Infine la pelle viene smerigliata con dei rulli abrasivi per rimuovere eventuali residui dal lato interno ed ottenere effetti come il Nabuk. Questo passaggio consente anche di rimuovere alcune imperfezioni, stuccandone il fiore e poi smerigliandole la superficie.

Gli ultimi passi sono quelli della Rifinizione, che si compone di una verniciatura che può avvenire a spruzzo con aerografi, a velo stendendo uno strato di vernice o tamponando la pelle, spesso a mano, con una spugna imbevuta di vernice. Diversi tipi di rifinizione determinano risultati differenti dal lato estetico. Infine un passaggio sotto dei rulli può creare effetti particolari come stampe leopardate o pitonate, applicando una carta adesiva alla superficie del pellame.

Infine Rifilatura (taglio) e la misurazione di superficie e spessore completano l’intero processo di concia.

Un risultato di pregio

Questa serie di complicate reazioni chimiche e processi meccanici riesce a dare nobiltà anche a prodotti che, di fatto, spesso non sono altro che scarti di macellazione. I metodi ad oggi utilizzati sono frutto di secoli di sviluppo tecnologico che ha significato un aumento incredibile nella qualità del prodotto finale, il quale consente la realizzazione di pezzi di artigianato dalla qualità spettacolare. La manifattura della pelle è un settore storico del Made in Italy e motivo di vanto in tutto il mondo, città come Firenze ne sono la patria indiscussa. Seppur lunga e complicata, a tratti cruenta, la concia del cuoio ha ormai raggiunto livelli produttivi altissimi e consente di dare un utilizzo a quelle che sarebbero altrimenti risorse sprecate, dando alla pelle grezza un futuro fatto lusso ed esclusività.

 

29
Giugno
2021

Che cos’è il distretto del cuoio, cosa significa?

 

La pelletteria toscana 

 

Pelletteria e Toscana sono legate da anni di esperienze e competenze maturate e tramandate di mano in mano. L’artigianato della pelle ha avuto una lenta e capillare espansione in tutta la regione. 

Ma l’arte toscana della lavorazione del pellame ha origini molto antiche. Andiamo insieme a scoprire come è nata la pelletteria fiorentina e perché si è sviluppata proprio in questa zona chiama il distretto della cuoio

Dal Medioevo ai giorni nostri

Nel Medioevo si poteva sentire odore di pelle lungo tutta la riva del fiume Arno, a partire da Firenze fino ad arrivare a Pisa. 

Le operazione di concia della pelle erano conosciute in Toscana dai tempi degli Etruschi, ma la spinta vera e propria a questo settore avverrà al tempo del Medioevo, grazie soprattutto alle influenze della Repubblica pisana, (allora una delle quattro repubbliche marinare). 

L’arte della lavorazione del pellame trovò infatti la sua più grande espansione a Pisa, nel 1200. Perchè? Perchè Pisa era a quei tempi una città estremamente ricca di materie prime, soprattutto a causa delle abilità dei mercanti pisani che grazie al porto erano costantemente in contatto con Spagna, Sicilia e Sardegna. 

Da Pisa a Firenze. In seguito alla conquista di Pisa intorno al 1400 da parte del granducato fiorentino, le famiglie ricche gigliate capirono che il pellame era un settore che avrebbe potuto rendere molto. Per questo motivo i nobili fiorentini decisero di investire nelle industrie di pellami pisane, muovendole anche fisicamente dalla repubblica marinara a Firenze

La pelle a Firenze

La produzione, concia e lavorazione dei pellami a Firenze avveniva principalmente in una zona specifica della città, cioè nei piccoli vicoli che univano Piazza della Signoria e Piazza Santa Croce. Non è un caso infatti che in quella zona siano presenti vie dai nomi curiosi come ad esempio Via dei conciatori, o Via della Concia, in memoria appunto delle botteghe legate alla lavorazione dei pellami che si trovavano lì durante il Medioevo. 

Piano piano è andata sviluppandosi una zona piuttosto ampia all’interno della quale appunto si trovavano  gli artigiani specializzati nella lavorazione dei pellami. Questa area comprendeva Santa Croce, Fucecchio e Ponte a Egola. Questa zona è con il tempo diventa particolarmente importante in quanto si trova vicino al fiume Arno, il che significa, qualità delle acque utilizzate per la lavorazione e produzione della materia prima, e semplicità nel trasporto dei materiali. 

L’industria del pellame ha rappresentato uno dei pochi settori in grado di rimanere in piedi in seguito alla grave crisi che avvenne nel 1600. 

La pelle oggi

Al giorno d’oggi il pellame continua ad essere un campo molto fruttifero per la Toscana. Sia per l’altissima qualità dei materiali impiegati, sia per le elevate capacità manifatturiere degli artigiani toscani capaci di realizzare vere e proprie opere d’arte con le loro mani esperte. 

Il distretto del cuoio toscano influisce del 28% sul totale della lavorazione della pelle italiana

Vieni a scoprire tutti i nostri accessori, realizzati appunto con pelle di prima scelta, caratterizzata da secoli di esperienza e storia dell’artigianato.